TV
di Paolo Rossi e Andrea Zaccariello.
Un film sullo spettacolo. O forse un film sugli spettatori di oggi. Dell’oggi. Parlando di rate, debiti, amore e morte.
L’incontro tra Antonio, un omino sui cinquanta con più di duecentomila euro di debiti, e Rita, un’impiegata al recupero crediti, donna asciutta, piena di una pragmatismo che, come in tante donne, maschera e difende le frustrazioni di una vita.
I due si conoscono, si studiano anche. Antonio s’è arreso prima di entrare, Rita fa il suo mestiere… Ma c’è di più, sospeso nell’aria pesante di quell’ufficietto, in quel piccolo comparto di un formicaio dove tutti cercano più tempo e un po’ di pietà. La questione che dibattono Antonio e Rita sembra essere un paradigma dell’esistenza: una sorta di cartella esattoriale della vita con il totale del prezzi da pagare per le scelte che abbiamo fatto, per la direzione che abbiamo deciso di prendere o che abbiamo preso senza decidere. Tra le pieghe delle loro parole, anche delle loro lacrime, c’è il conto che si accumula per aver investito in progetti, sentimenti e speranze, il saldo per aver rimunerato cose e persone che non sempre (quasi mai) ci hanno poi restituito ciò che avevamo versato. Una “situazione debitoria consistente”, come dice Rita all’inizio, dalla quale non si può sfuggire.
E allora? Sembra che ci sia solo una speranza per saldare questa pendente così salata: affidarsi ancora una volta e totalmente ai sentimenti. E quanto valgono oggi i sentimenti? Tutti direbbero: “moltissimo”. Ma è davvero così? Sì, se c’è sincerità, se l’assegno è “coperto”, per così dire. Ma oggi il mondo è cambiato. “Non c’entra la sincerità”, dice qualcuno, “Basta solo provarli i sentimenti”. Cioè: è solo questione di sensazioni, se la sensazione è quella, allora quella è la verità! Quindi nel sentimento non conta più cosa è vero, ma solo l’effetto che produce? “Proprio così.” Ma questo è cinismo. Freddezza. Impudenza. “Niente affatto! È abilità. Bravura di chi lo suscita. Ma anche di chi lo riceve e lo vive”. Dunque non esiste più lo “spettatore” ingannato. Esiste solo lo spettatore che vuole farsi ingannare. Emozione ad ogni costo, non verità. Un tacito accordo: se la sensazione finale è l’unico obiettivo che ci si propone, tutto è lecito. Non importa che sia vero. Importa solo crederci. Come un assegno scoperto che non passi mai a bancare ma che ogni giorno tieni in mano, rimirando la cifra, solo per sentirti ricco.
E così, freddi o emotivi, sensibili o cinici, impudenti o vitali, finiamo lì, con un “telecomando” in mano, a fare zapping nelle anime fragili di tutti gli uomini e le donne che ci stanno davanti. In definitiva, solo cercando emozioni. Noi e loro, loro e noi, in una folle e stralunata visione che vede protagonisti i sentimenti, veri o falsi, indotti o estorti, naturali o artificiosi: un mare di sensazioni e impulsi che si nascondono nell’etere di questa strana esistenza, ridotta ormai ad un’infinita e frastornante TV.